Ai mostri bizzarri di Hieronimus Bosch rinvia la produzione di Maffey. Per il resto, le sue tre svettanti piramidi sono istoriate in una coerente cornice letteraria, fra Albert Camus e James Joyce. Triskele Poems è un tuffo nel Mito. Lo spirito di geometria e quello di finezza confluiscono alla foce di un fiume immaginario. La civiltà ellenica si fonde con ricordi egizi; figurazioni zoomorfe si intrecciano ai templi; le simmetrie cosmogoniche fanno il solletico all'anima mundi, mentre i Cavalieri dell'Apocalisse galoppano contro poderose bestie selvagge. L'arazzo si svolge davanti ai nostri occhi incantati, allietando la voracità di noi, lettori insaziati. Sul Caos, ci sarà qualcuno disposto a mettere ordine? Ad imporre freno o stipulare armistizi? O stendere trattati di pace? O dare una lezione a chi si ostina col pugnale della violenza, distruggendolo nel tragico sobbalzo di un romanzo alla Cormac McCarthy? Ritengo stimolanti queste composizioni, le quali suggeriscono rinvii assolutamente personali. Mi spiego: nel senso che il fruitore integra i versi - maffeyci, nella fattispecie, o di pochi altri nel diorama attuale - con le proprie selezioni, i propri pellegrinaggi cartacei, i propri "fior da fiore". Il certame diventa, così, trenino meccanico da ricomporre vagone per vagone, ante o post-ponendo la locomotiva; o partita a dama, o monoapoli o, più nobilmente forse, mossa dell'alfiere. Su una scacchiera rutilante di ebbrezze.

Saggio introduttivo di Gregorio Napoli

Indietro