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 Recensione di Gaspare Agnello ("La Sicilia" del 17/03/2015)

L'inno poetico e straziante di una madre che perde il suo bambino nel grembo

L’editore di Messina Armando Siciliano ha dato alle stampe il libro della poetessa evelinaMaffey “Diario di Niobe” che noi, prima della pubblicazione, abbiamo avuto tra le mani e che abbiamo voluto che vedesse la luce scrivendone anche la post fazione.
E questo perché il libro, che è il resoconto di un aborto dell’autrice, è un inno poetico alla maternità, di rara bellezza.
La Maffey ha all’attivo una lunga serie di pubblicazioni poetiche quali “La grotta azzurra e il satiro danzante”, “Al largo di Orione”, “Canto di Colapesce”, “Ballata della nave fantasma nel mare di Sicilia”, “D. H. Lawrenze: The Virin and the Gipsy”.
Le poesie della Maffey sono fiumi in piena, fiumi di sentimenti, da dove emerge una donna inquieta, complicata, felice e infelice allo stesso tempo, un’Alda Merini al quadrato. Alda Merini al quadrato può sembrare una bestemmia?
Penso di no perché la poesia della Maffey ha una grande spontaneità, ha una maggiore complessità che nasce da una seria cultura classica, dalla conoscenza del mito e dalla sua profonda conoscenza del mondo anglosassone.
Maffey resta poetessa anche quando scrive in prosa, quando ti guarda, quando parla, quando narra il suo dolore, la sua condizione di donna e di madre e non scrive con metodicità ma solo quando è presa dall’ispirazione. Nel 2002 la poetessa Maffey ha subìto un aborto spontaneo e ha scritto il diario di questa drammatica vicenda dando alla luce un piccolo capolavoro letterario che noi vogliamo segnalare.
La scrittrice, nel momento in cui apprende di aspettare una creatura che si annida dolcemente nella sua caverna, diventa una leonessa capace di grandi manifestazioni di amore ma anche di aggredire mortalmente se stessa per la colpa di non avere saputo o potuto tutelare la propria creatura che già fa parte del suo corpo, della sua vita. «”Fino adesso ero una donna, ma ora sono una madre e mi sento circondata da un alone magico, da un’aurea sacra.
Sono intoccabile, porto dentro di me un anello magico, la circolarità del tempo senza tempo, l’asse dell’eternità, sono intoccabile, sono sacra e mi sento forte». All’inizio della gravidanza il “Bambino” è un punto dell’infinito non ancora localizzato.
Un punto che è già vita con cui la mamma dialoga. Il puntino le parla e le dice: «Esisto e questo basta. Mi moltiplicherò in miliardi di cellule. La vita cresce in me. Un giorno sarò qualcuno…», «Sono felice che mi accogli nel tuo grembo. Sono il tuo piccolo punto dell’infinito e ora inizia la mia grande avventura insieme a te». Il puntino per la scienza è solo un puntino, ma per la mamma è già il figlio, un piccolo cavalluccio marino, un pulcinella di mare: «Voglio vedere presto la luce / Volare in alto come un aquilone / Variopinto nel cielo azzurro / Veleggiare tra le nuvole, galoppare / Velocemente sull’arcobaleno. / Voglio essere il tuo pulcinella di mare».
I sogni muoiono all’alba: il puntino scompare e diventa un grumo nero di sangue; l’ostrica ha perso la sua perla e resta vuota. «Mi sento un’ostrica vuota. La perla mi è stata rubata»… «Il mio uccellino è volato via. Il tuo cinguettio si è trasformato in un grido straziato della madre che non ritrova il suo piccolo». «Sono Niobe in un blocco di marmo, le mie lacrime un ruscello che sgorga lamenti. Ora Niobe è priva di vita».
Da questi brevi brani del libro ci accorgiamo che la Maffey ha scritto un inno poetico alla vita.
Gaspare Agnello (da www.gaspareagnello.it)