Da "Momenti" (n. 408, Ribera), del 12 aprile 1998

Incontro con la poetessa Evelina Maffey
di Gaspare Corso

La scrittura come emergenza dello spirito
La poesia è per me come il respiro, un inconscio impulso vitale, della cui importanza spesso ci dimentichiamo

L'8 marzo scorso, festa della donna, è stato presentato nel salone delle Terme di Sciacca il volume di poesie "Anima nuda" della giovane poetessa dai capelli biondi e dagli occhi verdi Evelina Maffey, romana di nascita ma saccense d'adozione.
Caratteristica della sua persona, come della sua poesia, è la dolcezza e la delicatezza. Apparentemente fragile ma con una volontà ferrea. Quando inizi a conversare con lei ti rendi subito conto che sei alla presenza di un'anima eletta, elevata, eterea, spirituale. Così è chi viene attraversato da una costante ispirazione e baciato dalla musa.
Evelina Maffey, laureata in lingue e letterature straniere a Palermo, ha conseguito il Proficiency in English presso l'Università di Cambridge. Si occupa di problemi legati alla psicologia dell'età evolutiva, di pedagogia e didattica e ha partecipato a diversi corsi di aggiornamento in Italia e all'estero, di cui è stata relatrice e coordinatrice di gruppo. Ha pubblicato nel 1995 "D.H. Lawrence: The virgin and the gipsy". Sue poesie sono state pubblicate in riviste e nell'antologia "Schegge di poesia" di "Cronache italiane".
La Maffey è socia del Centro studi di poesia e storia delle poetiche di Roma; interviene in molte manifestazioni con particolare attenzione alla letteratura e alla linguistica. Il Professore Vincenzo Licata dell'Università di Palermo scrive a proposito della signora Evelina Maffey: «Ci troviamo certo di fronte ad una personalità poetica vivace, attenta, sensibile alla complessità dei vivere, all'eterno fluire dell'esistenza, al perenne problema della vita e della morte, affascinata da possibili mondi metafisici. La fluttuazione della fantasia, tuttavia, associata al vagare della sensibilità riesce a cogliere essenze profonde, ineludibili messaggi».

- Da quale ambiente viene Evelina Maffey, da quale infanzia?
«L'infanzia e l'adolescenza, fino ai 20 anni, l'ho trascorsa fra Trieste, Roma e Londra. Si è trattato di un'infanzia difficile, per il fatto che la mia famiglia era divisa e i miei genitori vivevano in città diverse. E mentre a casa di mia madre si parlava l'italiano, il tedesco, lo slavo e naturalmente il dialetto triestino, a casa di mio padre si parlava l'italiano e l'inglese, poiché lui viveva a Londra e faceva il giornalista corrispondente presso la BBC. Spostarmi sempre e vivere in città diverse, mi ha fatto diventare una specie di... "apolide" e se da un lato non mi ha consentito di avere il senso delle radici, dall'altro ho potuto acquisire una maggiore elasticità mentale, interiorizzando modelli diversi tra loro».

- Traggo dalla poesia "Nel buio" alcuni versi: «Dolci ricordi di infanzia! si raccolgono intorno alle membra! ci fanno sospirare...». Questi versi fanno pensare ad una infanzia serena, felice...
«No, non è stata un'infanzia particolarmente felice la mia ed i versi della poesia si riferiscono ad uno stato mentale che è condizione dell'essere, ovvero il guardare al passato come un momento felice che non ritornerà più. Quando noi filtriamo il passato con la memoria, esso diventa un mito. Il mito del periodo aureo e felice che è alla nascita di molte religioni è presente in ciascuno di noi. Ma talvolta accade che il passato venga mitizzato in forme diverse: così come in un'elegia della poesia anglosassone inglese del IXX secolo, La Rovina che rende evidente la nostalgia per qualcosa che è stato o che avrebbe potuto essere».

- Che scuole ha fatto e dove?
«A causa della vita "vagabonda", il mio curricolo scolastico è stato molto spezzettato e difficoltoso, tant'è che ho sempre frequentato scuole diverse senza riuscire a finirvi l'anno accademico ed ad un certo punto ho pure interrotto gli studi. Li ho ripresi quando mi sono stabilita in Sicilia, dove ho conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere e dove continuo ancora a studiare, pur es-
sendo insegnante di ruolo, per la laurea in Pedagogia. Nel corso degli anni ho seguito diversi corsi di specializzazione e di approfondimento con i relativi diplomi, a vario titolo e tutti inerenti alla lingua straniera. L'ultimo, l'estate scorsa, sulla "Scrittura creativa, in Irlanda. Per inciso, non penso che ci sarà un momento in cui deciderò di smettere di studiare».

- Come nasce Evelina Maffey poetessa? Ha origini lontane nell'adolescenza o è una scoperta tardiva, della maturità?
«La scrittura nasce per me come emergenza dello spirito, certo anche come riscatto ed emancipazione. Ho iniziato a scrivere da adolescente, ispirandomi molto al Diario di Anna Frank, che suggerirei di leggere a tutte le ragazze, specie in età adolescenziale. I miei erano diari, quasi 10, che per un malaugurato incidente sono andati perduti e che racchiudevano tutta un'esperienza di vita importante e determinante, qual è quella che tutti viviamo fra i 13 anni e la maturità».

- Cos'è l'ispirazione? Come la definirebbe?
«La poesia è per me come il respiro, un inconscio impulso vitale, della cui importanza spesso ci dimentichiamo. La voglia di pubblicare "Anima nuda" è venuta dopo aver vinto un premio, quando ho avvertito l'obiezione che lo scrivere senza pubblicare, cioé senza espormi, sarebbe stato sterile sforzo. E' stato un amico scrittore a farmi vincere le ultime resistenze dovute al mio pudore, che non mi consentivano, appunto, di mettere a "nudo" la mia anima, facendomi notare che era come se volessi "nascondere una maternità". Ed aveva ragione, perché in alcuni passaggi autobiografici delle poesie, ho voluto esprimere il disagio dell'uomo, che oggi non riesce a trovare valori ai quali appigliarsi per sfuggire al naufragio dell'esistere».

- Quale messaggio viene fuori dalla sua poesia?
«Le diverse sfaccettature di una personalità che si trova ad interagire con il mondo esterno e a fare i conti con il proprio mondo interiore e il proprio passato. Ho voluto esprimere una crisi di valori che la società attuale è incapace di fornire: superato il '68, dove nella mia infanzia veniva affermata la libertà di essere e pensare, superato il femminismo degli anni '70, superati i tabù sessuali, superatala fede nei dogmi, non ci resta nulla a cui aggrapparci; da questo nasce un esistenzialismo che per il solo fatto di pensare, di esistere, dimostra il proprio impegno ad operare nella realtà sociale, economica e culturale».

- Dalle sue poesie cogliamo versi in cui a volte dominano momenti di malinconia o di dolore o di allegrezza
«Sono una dimostrazione della partecipazione intensa agli eventi che caratterizzano il destino dell'essere umano. La rabbia che traspare da qualche verso è anche espressione di una volontà a reagire a tutto ciò che ci circonda, a non rimanere passivi e indifferenti».

- Quali sono i momenti più propizi della sua giornata, quelli in cui si sente avvolta dall'ispirazione?
«Non c'è un momento della giornata in cui più che in altri io mi senta ispirata. Basta provare l'emozione, anche di un attimo. Ma non solo. Nel passato novembre sono andata ad assistere ad uno spettacolo circense, per portarvi mio figlio. Ebbene, in un momento assolutamente inconsueto per la cosiddetta ispirazione, mi sono trovata a scrivere versi in endecasillabi sciolti sul biglietto d'ingresso. Scrivere è come una diga che viene travolta dalle acque, improvvisamente e senza preavviso».

- Quale poeta sente più vicino, più consono alla sua poesia e che rilegge assiduamente?
«È la poesia metafisica inglese quella alla quale mi avvicino di più, ma anche quella ermetica e 1' imagismo di Eliot. Ma amo molto anche la poesia di Seamus Heaney, che riesce a fondere il simbolismo, l'antropologia e la memoria storica lacerata di un paese. E mi piacciono Garcia Lorca, Neruda, Borges. Amo i poeti russi (mi è accaduto di leggere più volte Le nuvole in calzoni di Majakovskij, il cui poemetto mi ha ispirato quattro poesie) e le poetesse Anna Achmatova e Marina Cvctaeva. E poi i grandi classici americani leggo con piacere, quali Edgar Lee Master e Walt Whitman».

- Conosce la poesia di Anne Sexton e di Sylvia Plath, le poetesse maledette americane?
«Ho potuto leggere versi molto belli di Anna Sexton e Sylvia Plath. Della Sexton, mi ha fatto una enorme impressione "La musica mi suona dietro", che ricorda il primo giorno di reclusione nel manicomio. Sono bellissime liriche, intime confessioni, molto provate e sofferte. Di Sylvia Plath mi sono occupata perché moglie del poeta Ted Hughes, di cui ho curato la traduzione in un'antologia di poeti contemporanei inglesi di prossima uscita a Roma».

- Che posto occupa l'amore nella vita di Evelina Maffey?
«L'amore... che dire che non sia già stato detto? Per me è la molla per crescere non solo biologicamente, ma anche spiritualmente. Bisogna essere costantemente innamorati per scrivere. Una sezione del prossimo volume di poesie lo dedicherò sicuramente all'amore».

- Quali libri sta leggendo? Si nutre più di poesia odi narrativa? Quale lo scrittore preferito e perché?
«Finito di leggere "La Roccia di Brighton", attualmente sono alle prese con "Il treno di Istanbul", entrambi di Graham Greene. Mi affascinano i suoi personaggi, divisi fra il bene e il male, come lo scrittore era stato diviso in vita fra due religioni, passando dalla protestante a quella cattolica. Condivido dei suoi personaggi l'infanzia amara, la fragilità, il rimpianto dell'innocenza perduta. E sto pure leggendo "La pazza della porta accanto" di Alda Merini, della quale rileggo pure, di tanto in tanto, le sue poesie pubblicate da Mondadori. Trovo bellissimi e melodiosi i suoi versi, che possiedono una musicalità tipicamente italiana. E sono versi leggibili da tutti, vedi Canzone dell'uomo infedele, storia di un amore non corrisposto. Ma quelli che metterei al di sopra di tutti, sono, ed è facile immaginare, Dante e Shakespeare, che leggo ancora oggi».

- Il secolo che tramonta è stato un secolo di conquiste del movimento femminista, nel bene e nel male. Il secolo che è alle porte rivaluterà ancor più il ruolo della donna nella società? Come vede il futuro Evelina Maffey? Il futuro è donna?
«Non saprei cosa dire, sull'argomento... È tutto così nebuloso, oggi, si ha l'impressione di essere su un'autostrada ad attendere che la nebbia si diradi... Abbiamo attraversato un fiume e il ponte dietro non c'è più. Indietro non si può più tornare e la strada che si dovrà prendere, gli uomini la dovranno prendere insieme alle donne. In questo senso penso che il futuro sia anche donna».