Da "Il Giornale dei Poeti" Maggio-Giugno 2005

Le interviste di Pino Amatiello

Evelina Maffey: dal mito al presente

Evelina Maffey è nata a Roma, ha vissuto la sua infanzia fra Trieste, Roma e Londra.

Laureata in Lingue e Letterature Straniere moderne a Palermo, ha conseguito il Proficiency in English dall’Università di Cambridge e la prova di traduzione da e per l’inglese.

Ha conseguito l’abilitazione di specializzazione della Lingua e Civiltà inglese nella scuola elementare, media e superiore. Si occupa di problemi legati alla psicologia dell’età evolutiva, di pedagogia e didattica e partecipa a diversi corsi di aggiornamento di aggiornamento in Italia e all’estero di cui è stata relatrice e coordinatrice di gruppo.

Ha pubblicato un saggio di interpretazione ermeneutica sul racconto di D.H. Lawrence "La Vergine e lo Zingaro", Libreria Moderna, Palermo, dicembre 1995. E’ autrice della raccolta di poesie "Anima Nuda", pubblicata da Ila Palma di Palermo nel gennaio 1997.

Nell’aprile del 2001, per i tipi dell’AICS –Associazione Italiana Cultura e Sport (Litografia Fazello, Sciacca)- ha dato alle stampe la raccolta di poesie "Al Largo di Orione", prefato da Nuccio Mula.

A proposito di tale pubblicazione dà inizio alla mia intervista.



P.A.: Perché Al Largo di Orione?

Tempo fa avevo visto un documentario sulla piramidi e la sensazionale scoperta che avevano fatto gli studiosi era che ritornando all’epoca in cui erano state costruite, sotto il segno del Leone, la loro posizione era esattamente nei punti corrispondenti della costellazione di Orione. Stonehenge, il monumento megalitico celtico, luogo dove passano i flussi magnetici, è costruito in onore della Dea Luna, delle divinità e dei pianeti. Gli antichi disegni geometrici che si possono osservare dall’alto in Sud America, anch’essi rappresentano il sole, la luna e le costellazioni con cui l’uomo si identificava e raccontava la sua storia e nasceva la mitologia. Nel passato l’uomo contemplava il cielo stellato ogni sera, non offuscato dalle luci artificiali delle metropoli, ed era convinto dello speciale rapporto che c’è tra l’uomo, la terra e l’universo. Questa corrispondenza tra macro e microcosmo viene presentato più volte nelle tragedie di Shakespeare ed è la catena dell’essere "The chain of Being" del dramma elisabettiano dove qualsiasi dramma umano, qualsiasi delitto o rivolgimento politico e sociale sovvertirebbe le leggi della natura scatenando le loro forze distruttive e quindi dal Kaos si ritornerebbe al Cosmos ricomposto. "Al Largo d’Orione" simboleggia il viaggio dell’uomo e donna, l’‘Ulisse’ nell’universo, verso possibili mondi ermeneutici, possibili realtà da esplorare, da scoprire e da conoscere: l’uomo si interroga filosoficamente sul perché della vita e sul suo ruolo nell’universo.



P.A.: Come sono suddivise le poesie?

Le poesie sono suddivise in 2 sezioni "Eros" e "Thanatos", amore e morte, in un percorso circolare. Per gli antichi Eros rappresentava il momento per poter entrare dentro se stessi e giungere a Dio. Eros possiede una forza scatenante, creativa e distruttiva al contempo ed è profondamente anarchico perché non obbedisce a nessuna legge ed è per questo che è amato e odiato da molti. Non si può rimanere indifferente all’amore e alla morte: sono i due aspetti speculari inestricabilmente legati della vita.



P.A.: Mentre in Anima nuda?

Anima nuda è suddivisa in quattro sezioni: Amore, Psiche, Kronos e De Profundis. Di impianto più tradizionale segue i canoni classici ed è per certi versi più solipsistica. E’ un’anima che si mette a nudo e che esplora i temi della donna, dell’uomo, del tempo e della morte. Il tema del tempo è preponderante: forte è il senso di inquietudine per il veloce incalzare del tempo e l’inesorabile determinismo e meccanicismo della vita regolato dai cicli biologici della natura. Anima Nuda è appunto il tentativo di sfuggire l’inevitabile fragilità della vita. C’è Pascal che afferma nei "Pensieri": "L’uomo è solo una canna, la più fragile della natura; ma una canna che pensa.." Se l’uomo vuole abbracciare lo spazio, l’universo lo inghiotterà, proprio perché per lui, l’uomo non è che un punto. Ma se l’uomo lo pensa lo può comprendere attraverso il pensiero mentre l’universo non sarà mai in grado di farlo. E questo rappresenta la forza dell’uomo: il suo pensiero. Anima Nuda si conclude con "Il faut cultiver notre jardin"che sono le ultime parole di Voltaire nel "Candide ou l’optimisme" è che costituiscono un attacco al divertissement. Secondo Pascal il divertissement è la fuga dell’uomo, l’abbandonarsi al gioco della vita per la paura di riflettere nella profondità degli abissi dell’anima fino a vedere dentro se stesso. Con questa poesia finale abbandono la contemplazione per passare all’azione di Voltaire per poi proseguire, più matura e più consapevole escatologicamente verso lo fiolosofia esistenzialistica sartriana in "L’Esistentialism est un humanism ".



P.A.: Perché vi è la dedica a una persona o a una città?

Principalmente perché ne sono il motivo ispiratore. "Palazzo Ducale" trova la sua ispirazione in quello famoso di Urbino, dove il fantasma che vi si aggira è quello del Duca di Montefeltre, con un chiaro riferimento alla poesia di Coleridge, "The Rime of the Mariner", in cui il fantasma di un marinaio, colpevole di aver ucciso un albatro, simbolo della natura in una concezione panteistica della vita, si aggira su una nave dove Morte e Vita giocano a dadi il suo destino. "La Città ideale" si riferisce al dipinto di Raffaello dove tutto è perfetto e vi è l’assenza delle emozioni. "Splendido cigno bianco" è il nome con cui viene ricordato Federico Garcia Lorca. L’usignolo che trafigge il suo cuore con la spina di una rosa bianca affinché con il suo sangue possa diventare rossa , nasce da The Rose and The Nightingale di Oscar Wilde, mentre la rosa che nasce intrecciata sui roveti sulla tomba della donna amata è un riferimento alla poesia anglosassone Fair Margaret and Sweet William, riscoperta nel 1765 da Thomas Percy nelle "Reliques of Ancient poetry" , "Antiche ballate inglesi e scozzesi" e che segnò l’inizio di un nuovo sentimento che è quello romantico nella letteratura europea.

Ne "La terra singhiozza" c’è l’influsso dei simbolisti francesi: Jules Laforgue: "Le sanglot de la terre Marche funebre pour la morte de la terre", dove esprimo il dolore universale per la morte di Giovanni Falcone. Nella poesia ci sono rimandi alle canzoni di De André che utilizza i versi di Edgar Lee Master in Spoon River, alla Yourcenar ed al Macbeth dove Lady Macbeth, impazzita per aver spinto il marito al delitto, vede le sue mani sporche di sangue e si chiede se mai l’acqua degli oceani potrà lavare quelle macchie (qui Shakespeare riprende i versi di Marlowe).



P.A.: Qual è la metrica che preferisce?

Mi piace il verso libero. Però utilizzando l’allitterazione tipica della poesia anglosassone come in "Eclissi": "Fende la folla di ferragosto / scatenando fuoco e fiamme / incatenando il mio cuore / soggiogato, Prometeo liberato.", e le rime interne che creano un gioco di assonanze, di complicità e di ritmo inaspettato. Il Prometheus Unbound è di Shelley, il Titano incatenato perché aveva osato formare un uomo di argilla e dargli un’anima, rubando il fuoco agli Dei. Giove aveva comandato a Vulcano di incatenarlo sul monte Caucaso, dove un’aquila gli divorava il fegato che ricresceva continuamente. Mi piace anche l’endecasillabo sciolto che mi nasce spontaneo, è un verso molto armonioso e ritmato che dà molta libertà di espressione coniugando il contenuto.



P.A.: Perché si parla di Epifania?

L "Epifania" in senso joyciano rappresenta il modo di percepire l’esperienza. Con epifania si intende una improvvisa manifestazione spirituale che attraversa il poeta per rivelazione. Per citare un episodio, nell’estate del ’97, presso una bellissima chiesa del 1200, adesso sconsacrata, vi si teneva un mostra di quadri della pittrice brasiliana Pilar Domingo dal titolo "Poderose Bestie"; uno dei quadri, un gigantesco toro-furia, circondato dal rosso, è stato acquistato dalla Regione Siciliana e pare che sia esposto al Palazzo dei Normanni. Anch’io ho acquistato un quadro, e per un mese ho frequentato la mostra e la pittrice. Negli ultimi giorni della mostra, un pomeriggio, entrandovi, ho scritto di getto 150 versi. In alcuni di questi cito i 4 Cavalieri dell’Apocalisse, ispirata da un quadro che li rappresentava. Dopo un paio di mesi, con curiosità e con un lampo di intuizione, vado a leggere il Vangelo di Giovanni, dove si parla dell’Apocalisse, di cui avevo un ricordo vago per le letture religiose fatte da bambina. Scopro che la mia poesia, inizialmente intitolata "Poderose bestie" e successivamente "Apokalypsis" (dal greco, "rivelazione") ripercorre fedelmente l’ Apocalisse di San Giovanni, riprendendo persino l’aquila che grida tre volte ‘guai, guai, guai’. Credo che questo sottenda gli archetipi dell’inconscio collettivo, come affermava Jung, e che di conseguenza il poeta è colui che dà voce e rappresenta l’umanità. Non a caso l’epigrafe di Joyce da "Ritratto di un artista da giovane" dove Stephan, in un momento di "epifania", ‘… Heavenly God! Cried Stephan’s soul, in an outburst of profane joy’. Questo passaggio è molto importante, poiché rappresenta il climax del ritmo narrativo di tutto il racconto e rivela a Stephan, il protagonista, la rivelazione attraverso la visione sensuale della ragazza, il confine tra il Sacro e il Profano, il credo estetico e ideologico che accompagnerà l’artista da lì in poi. Le "epifanie" sono momenti di rivelazione intense che accadono senza preavviso e che sono come una dilatazione dello spazio e del tempo, dove le sensazioni, le emozioni e l’intelletto interagiscono tra loro facendo sgorgare dalla fontana " ribollendo con incessante tumulto" il fiume sacro ‘ the sacred river’. Mi riferisco alla poesia di Kubla Khan di Coleridge dove viene descritta con una grande forza di immagini il poeta che crea in un momento poietico e che in estasi, con gli occhi balenanti ed i capelli fluttuanti in un rituale magico traccia il triplice cerchio. Questo tipo di esperienza l’ho descritta in Anima Nuda in "Traccerò un cerchio " …traccerò un cerchio/ e lì vivrò la mia estasi.



P.A.: Che posto occupa l’amore?

L’amore è il primo motore che anima e pervade la vita. Sono costantemente innamorata della vita e se così non fosse non potrei scrivere anche perché l’amore ha mille forme. Per citare Victor Frankl (psicologo fondatore della logoterapia) ,vorrei dire: "Confesso che ho fatto l’amore con la vita". Tuttavia credo che l’espressione più alta dell’amore sia quello della madre nei confronti del figlio: un amore totale, puro, dono di sé. Basta ricordare l’esempio di Re Salomone.



P.A.: Che posto occupa l’impegno civile?

L’impegno civile occupa un posto fondamentale nella vita del poeta e lo esprimo ne "La Caverna", ripresa dal mito della Caverna di Platone dove l’uomo riesce a fuggire dalla caverna, dominata da figure d’ombra irreali e a scoprire un mondo fatto di luce, ma l’uomo non può rimanere là fuori sapendo che i suoi fratelli vivono come schiavi, e quindi ritorna indietro per cercare di liberarli e condurli fuori, nella luce alla ricerca del vero e del bello. Non a caso le ultime parole sono: "Guido, ricerco, senza sosta / il senso estremo della mia presenza". L’impegno civile si nota affrontando temi scottanti come la pedofilia in "Silvestro"; la condizione femminile in "Fiori di pianto; la violenza sessuale in "Un tunnel nero"; lo sfruttamento dell’uomo nelle miniere inglesi durante la rivoluzione industriale in "Black Country"; lo sterminio dei pellerossa e dei bufali in America in "Occhi di bisonte"; il senso tragico dell’esistenza in "Lunedì dell’angelo" e ne "L’uomo dal fiore in bocca" dove l’uomo porta con sé -il fiore- ontologicamente, il marchio dell’esistenza e dove, interrogandosi, scopre di non poter vivere più ogni giorno come se fosse un giorno qualsiasi: ogni giorno potrebbe essere l’ultimo , quello che precede l’evento che può cambiare, in senso tragico, il corso e il destino della propria vita. Dice l’uomo dal fiore in bocca: "conta i petali e ti saranno svelati i giorni che mi restano da vivere". Per questo non si può vivere un’esistenza inautentica dal momento che si ‘ vive per la morte’ come afferma Heiddeger in "Essere e Tempo". Ma la mia non è una poesia pessimistica, anzi è un inno alla vita: L’angoscia offre all’uomo la possibilità di abbandonare l’esistenza banale e inautentica e di accorgersi che questo stato ansioso è in effetti il senso stesso dell’esistenza" e quindi vivere una vita che valga la pena di essere vissuta.



P.A.: Qual è il ruolo del poeta?

Il ruolo del poeta è di essere il rappresentante e il portavoce dell’umanità. Il poeta è colui che vive in maniera più intensa e violenta le emozioni e il dramma della vita e proprio per questo non può rimanere in silenzio ma deve "sporcarsi le mani" come diceva Jean Paul Sarte, e cantare con i versi la meraviglia o la tragicità della vita.

Forse per questo la mia è stata definita una poesia filosofica, esistenzialista, dove esprimo l’essenza dell’essere.



P.A.: Qual è il rapporto tra l’uomo e la scrittura?

L’uomo è "simbolicum", afferma Cassirer. L’uomo caccia e poi dipinge i bisonti come quelli trovati raffigurati nelle grotte di Altamira: l’uomo sazio accanto al fuoco acceso, elabora mentalmente l’esperienza della caccia in forma simbolica. La scrittura e il linguaggio sono le forme psichiche più alte che permettono all’uomo di evolversi intellettualmente e socialmente: gli permettono di elaborare i dati dell’esperienza e di creare strutture psichiche sempre più complesse. La poesia è per me una forza primordiale, un impulso psichico e fisico di emozioni che nasce dentro sé stessi senza preavviso, e come uno tsunami travolge tutto: un’energia cosmica che permette di ricreare percorsi esperenziali simbolici ed ermeneutici vitali.