ALLA RICERCA DELLE PROPRIE RADICI SICILIANE
di Evelina Maffey

Mostra di pittura di Totò Di Marca

"Vita, passione, morte e resurrezione della Gente di Sicilia"
Sciacca, 27 agosto - 1 settembre 2006

 

Alla ricerca delle proprie radici, alla ricerca del proprio processo di individuazione del sé e della propria psiche, alla condivisione della propria ed altrui esperienza religiosa che spostando i simboli della libido (Jung), trascende la coscienza e si apre al mondo dei valori religiosi dove l'ambito individuale e familiare diventa sociale e universale.
È possibile ricondurre la vita di Cristo ancor più della sua terreneità e concretezza? È mai possibile trasportare la figura e la vita di Cristo avanti nel tempo di 2000 anni senza che questa venga minimamente modificata bensì venga arricchita, reinterpretata e vissuta sulla pelle di popoli che hanno vissuto e vivono quotidianamente l'oppressione, l'ingiustizia, la violenza ed i sorprusi?
È quello che ha realizzato il maestro Dimarca con la sua tavolozza ed i pennelli proponendo un ciclo narrativo formato da XXI tavole dove ogni dipinto è un quadro di vita vissuta ed intrisa di significato e di racconto emblematico della vita della Sicilia e dei siciliani attraverso un parallelismo tra la vita di Gesù Cristo e le popolazioni del sud che lottano quotidianamente, giorno dopo giorno e che con il sudore della loro fronte e la schiena curvata dal peso, con i calli alle mani si riscattono con il duro lavoro e il sudore della loro fronte riconquistando la loro dignità, la loro fierezza di uomini e donne libere con il loro orgoglio e si riappropriano del senso della loro vita e attraverso la dura terra, l'origine e il senso della loro appartenenza, della loro comunione e delle loro radici.
Un progetto, quello del pittore Dimarca, ambizioso per i contenuti e per la forma dell'espressione che si traduce nella tela con tocchi ora realistici, ora simbolici e metaforici, ora venati di realismo ora con un'incisione di cruda realtà, chiazzate di chiaro-oscuri che esprimomo l'inquietudine del vivere ma con la speranza di costruire un futuro diverso attraverso un progetto comune che è quello di rivivere la propria storia individuale in quella collettiva e partendo dalla produzione artistica dal proprio processo personale e soggettivo ripercorrere mediante l'esperienza religiosa, il cammino storico dell'umanità fatto di atti significativi e di mondo delle idee e del pensiero.
Non a caso ogni dipinto inserito nel logos narrativo -arricchito di citazioni di scrittori siciliani da Sciascia, Ignazio Buttitta, Ignazio Russo, Cammilleri, Filippo Orioles, Luigi La verde, G. Verga, Pirandello e passi dal Vangelo-, è ologrammatico ovvero a sua volta unico e dal tessuto interdipendente, retroattivo ed indipendente di significato e di forma di espressione ma al contempo parte di una sequenza reticolare multidimensionale dove ogni file ne apre un altro come una scatola cinese, una matrioska russa e che nel contemporaneamente contiene la totalità dell'informazione formando un tutto unico in una interrelazione di linguaggi dove si intersecano, dialogano, comunicano i linguaggi della produzione narrativa, visiva, grafico-pittorica e religiosa. Trandisciplinarietà di schemi cognitivi dove le diverse discipline superano gli steccati epistemologici ed interagiscono in una profonda interazione (Edgar Morin, La testa ben fatta) per concepire, articolare, realizzare un progetto globale (la relazione fra il tutto e le parti) che supera l'immobilismo e la rigidità intellettuale.
Apre il ciclo pittorico-narrativo L'annunciazione (I) dove la colomba -super Io- è messaggera e simbolo di libertà come l'uccello maya, il Quetzal, raffigurato nella bandiera del Guatemala, dalla cui via crucis del popolo guatelmateco, l'artista Dimarca ha tratto ispirazione, famoso perché non può vivere in cattività e quindi simbolo della libertà dei popoli. L'attesa della casalinga è la gestazione a livello metaforico ed esistenziale: l'attendere qualcuno teologicamente. Elementi autobiografici affiorano ne La Natività (II) , un vecchio casolare che ospita una famiglia che trova rifugio negli elementi poveri e naturali della Sicilia. La fame e la disoccupazione diventano lo spettro e affaccia il tema del pellegrinaggio La fuga in Egitto(III), la vita solitaria, piena di incognite, la paura e lo sgomento degli emigranti, molto spesso italiani allo sbaraglio in cerca di lavoro, in cerca di una casa, di nuove terre da esplorare e di un mondo nuovo migliore. Gesù Bambino lavora come un caruso zolfataro La fanciullezza di Gesù (IV), un'infanzia negata: bambini sfruttati nelle miniere che spesso morivano di stenti per lo sfinimento. Il ragazzo è nudo ad indicare la semplicità della vita ed il lume che porta indica il suo ruolo principale di guida dell'umanità nell'oscurità delle miniere, oscurità dell'ignoranza, della corruzione e della credenza in falsi idoli. Nello sfondo di Villa Bagheria Le Tentazioni (V) dove la tentazione di Gesù Cristo nel deserto diventa le tentazioni della vita di ogni giorno. La cartomante con le carte dei tarocchi, il Diavolo, il Serpente, l'Impiccato, il Gatto rappresentano la parte oscura, l'irrazionalità e la seduzione del piacere. La festa tradizionale popolare religiosa degli Altari del pane di san Giuseppe, padre della Divina Provvidenza è Le nozze di Cana (VI) bandita di dolci tipici siciliani, la cassata siciliana, i canoli, la frutta martorana di marzapane ed i biscotti. Ne La pesca miracolosa (VII) il porto di Sciacca e sullo sfondo le case arroccate ed allineate di svariati colori; in primo pianoGiambecchina, il mare con le barche piene di pesci appena pescati:aragoste, pescespada, triglie, orate ad indicare la fecondità e la ricchezza che viene dal mare e dalla nostra isola del Mediterraneo. Ne Il discorso della montagna (VIII) Ignazio Buttita poeta dialettale siciliano rappresenta il potere evocativo e pregnante del verbo della parola. Circondato da braccianti contadini, Buttitta con il braccio destro alzato esprime la forza del coraggio per la lotta della libertà mentre con l'altra mano regge un foglio scritto. Alle spalle Portella delle Ginestre che rievoca l'eccidio. Il ciclo del pane, con l'orazione del Padre nostro (IX) è dedicato al maestro Giambecchina di Sambuca di Sicilia-Zabut. Il pane simbolo del sacrificio dei contadini è il frutto ricavato dalle spighe bionde e mature e dall'onesto lavoro dell'uomo. Accanto al paniere colmo di pane, l'uva, i pampini e il calice di vino con l'immagine riflessa sul vetro del cristo che benedice. Sullo sfondo monte Adranone ricco di storia e di vita. Le parabole (X) di Cristo vengono per similitudine associate al Cantastorie, memoria di un'oralità andata perduta e che si trovava in una Sicilia arcaica. Il cantastorie viene ascoltato da tutti per il pathos che trasmette e per l'esempio di vita che riesce a comunicare. Alle spalle del cantastorie la locandina di Turiddu Carnivali. Maria Maddalena (XI) con il guanciale intriso di lacrime, sullo sfondo il mare e le case in discesa, di fronte la locandina di "Sedotta ed abbandonata" ambientata a Sciacca. Continui riferimenti simbolici sull'amore e sull'uso improprio del proprio corpo, il dolore e la disperazione ed insieme il desiderio di perdono di chi non considera il peccato esclusivamente colpa bensì mezzo- nell'assoluzione- per conoscere sé stessi e una maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo. L'immagine della donna abbandonata rivela la fragilità della vita ed il senso di abbandono che prova l'uomo quando si trova solo con se stesso. La resurrezione di Lazzaro (XII) è uno dei dipinti più significativi ed evocativi: le linee squadrate, nitide, realistiche e per converso ad alta densità semantica. La frutta martorana, il pupo di zucchero testimonianza del passaggio della vita e della morte e del ritorno nel Giorno dei Morti, testimonianza della memoria storica, dell'intrecciarsi dei ricordi e delle persone care scomparse che rimangono vive e presenti nella rimembranza dei vivi e dei morti. Sullo sfondo, sul tetto il melograno, che rammenta il ratto di Persefone e della discesa nell'oscurità, negli inferi per risvegliarsi nella primavera, nel risveglio della madre terra. L'ingresso a Gerusalemme (XIII) è l'ingresso del popolo siciliano alla riconquista delle proprie terre al grido di "La Matri terra viva!" Il dipinto è una rievocazione del famoso dipinto IV Potere di .. Parallelismo di Gesù Cristo e Accursio Miraglia ucciso nel 1940 . Pure in questo dipinto la donna svolge un ruolo determinante insieme ai bambini che portano il cartello con la scritta della libertà. L'ultima cena (XIV) ripropone il pasto frugale della sera dei braccianti e l'antico sapore del pane, della condivisione della cena, momento rituale dello sbriciolarsi del pane e del bere del vino insieme ai compagni di una vita di lavoro nelle campagne accompagnati dal silenzio della notte, del frinire dei grilli e del rumore del masticare della giumenta. Getsemani (XV) è la raccolta delle olive in autunno, nel lento declinare della stagione si colgono i frutti ricchi di olio. È un momento magico dove le braccia protese in alto dell'uomo e i rami nodosi millenari dell'ulivo si intrecciano in un abbraccio simbolico. È l'abbraccio della sofferenza, del travaglio interiore. I tronchi degli ulivi sono attorcigliati ad esprimere il tormento e la ricchezza di una vita vissuta che si spende giorno dopo giorno traendo forza dalle radici della terra e con i rami protesi verso il cielo, anelito alla luce. L'uomo si inserisce in questo discorso in comunione con fertilità della terra e si riappropria del suo senso di appartenenza e di identità storica e culturale. L'omertà contrassegna il dipinto Il rinnegamento di Pietro (XVI) con tre galli color rosa (debolezza?) che nella notte sono vigili, con gli occhi spalancati, sul chi va là. Sono galli impauriti, allarmati mentre il cielo dietro loro è a tratti giallo come se fosse pieno giorno, a tratti celeste per finire in un blu scuro venato di chiazze rosse a presagire ed anticipare temi futuri. Questo quadro nella sua angoscia esprime il disorientamento, la precarietà e l'instabilità di coloro che non hanno il coraggio e la coscienza di aderire ai valori dell'onestà, della solidarietà, della collaborazione per la giustizia, del senso di fratellanza, di assumere la responsabilità di una scelta tra il bene ed il male e con ciò i valori profondi ad esse connessi e per questo lottare fino al sacrificio della propria vita. Il Cristo portacroce (XVII) è il caricatore di frumento senza volto coperto dal sacco sulle spalle in un campo giallo oro di grano maturo costellato di papaveri rossi. Le spighe si flettono al vento e fustigano il corpo nudo ed i papaveri appaio come gocce di sangue tracce del calvario di Cristo che porta la sua croce e simmetricamente il calvario del lavoratore che vive la sua via crucis sulla sua pelle giorno dopo giorno. Ma questa è una visione positiva per la ricchezza dei colori che trasmettono gioia perché il duro lavoro si sposa con la produttività della terra e l'uomo sa che il suo sacrificio acquista valore e risonanza liberandolo dalla schiavitù. Il Cireneo (XVIII) visualizza la vendemmia a Pantelleria, un momento gioioso dove gli uomini vendemmiando si sostengono, cooperano aiutandosi l'uno con l'altro in una sorta di unione e di solidarietà del corpo e sangue di Gesù Cristo. Lo sfondo arricchito dalle case i dammusi di Pantelleria abitazioni in pietra e cemento realizzate mattone dopo mattone con il duro lavoro degli isolani sotto il sole così che la produzione della madre terra, l'uva e la creazione dell'uomo, i dammusi rinforzano l'immagine della creatività e della fertilità. La crocifissione (XIX) costituisce il fulcro, il turning point del climax narrativo religioso rappresentato dalle stragi di falcone e Borsellino e di tutti i martiri siciliani che hanno lottato offrendo in sacrificio la propria vita contro la mafia. Sullo sfondo Capaci ed isola delle Femmine. Il carretto qui è sfasciato e schiacciato in modo analogo alla vettura dei magistrati dalla bomba ed il cavallo imbizzarrito nitrisce con dolore e spavento. Le camicie esprimono il contrasto cromatico con al centro il cadavere dalla camicia rossa intrisa di sangue. Sulla destra l'agave, pianta tipica siciliana che ricorda da un lato il mese estivo in cui furono uccisi i magistrati, dall'altro- essendo in piena fioritura- ci rivela che avendo raggiunto la massima espansione segue la morte, esprime l'effimeratezza della vita. Ne la deposizione (XX) il volto coperto della Pietà dai lunghi capelli neri con le mani che si tengono al capo per il dolore e il corpo senza vita avvolto da un lenzuolo con il braccio nudo che pende dal carretto siciliano. Gli ulivi contorti partecipano al lutto mentre fa da sfondo la Rocca di Nadore con il contrasto dei colori in piena estate caratterizzata da un'esplosione di tinte, di suoni e di luci. Il carretto di limoni con la raffigurazione de La risurrezione (XXI) conclude dove sacro e pagano si mescolano una sorta di sincretismo religioso e pagano. Dipinte sul carretto siciliano diverse rappresentazioni della vita siciliana dei campi e i pupi siciliani che rievocano le gesta di Orlando. Al centro Gesù Cristo risorto e la Madonna col manto celeste in chiave tradizionale e la bandiera rossa della libertà a significare che la libertà è quella dei popoli, universale e proprio per questo la testimonianza del sacrificio della vita di Gesù Cristo in parallelo alla vita della gente umile e povera di Sicilia diventa simbolo universale di realtà vissuta, concreta lotta contro l'ingiustizia sociale e conquista, attraverso il sudore della terra, libertà e vittoria del sé. Non a caso il messaggio di Cristo era ed è stato profondamente rivoluzionario: amore e libertà rappresentano delle forti cariche propulsive che sovvertiscono le leggi dure,gli schemi pre-costituiti e producono energia interiore, vitalità e bellezza.
Così il popolo oppresso di Sicilia nelle tele del pittore Salvatore Dimarca, spicca per la sofferenza della fame, delle ingiustizie, dei sorprusi, dei maltrattamenti, delle stragi e, in modo analogo alla vita di Gesù Cristo, i siciliani riescono a riscattare sé stessi e la loro terra e comprendere il loro cammino esistenziale. Il viaggio ermeneutico è rappresentato dal carretto siciliano, archetipo della Ruota, correlativo oggettivo dei quadri fungendo da sfondo integratore e da filo conduttore. Il carretto siciliano è simbolo del viaggio interiore dell'anima e con i paladini raffigurati, le rappresentazioni religiose, la vita dei siciliani, la frutta siciliana che racchiude in sé il sole e il mare ed il lumino acceso nella notte evidenzia i paradigmi della tradizione arcaica del popolo di Sicilia.