AKRAGAS  Indietro

La lutte elle-même vers les sommets suffit à remplir
un cœr d’homme. Il faut imaginer Sisyphe heureux.
Le Mythe de Sisyphe. Albert Camus

I
Le mie lacrime di sale e di pietra
Lo sguardo corrucciato
E gli occhi strizzati che fissano
Concordia vaporosa
Con le colonne a raggiera
Il filtro di luce acceca ed illumina
La verità possente, l’inganno
Falso e traditore:
Vado per la strada con la chimera
E il copricapo di sogni
E l’Olimpo immutato e svestito
Dalle intricate vicende terrene,
Dal mio sangue che scorre forte
E greve nelle mie vene sudate.
Nel tuo ombelico il centro del mondo,
Nel tuo equinozio di primavera
Scopro il faro e la rotta
Delle stelle ignude ed intermittenti.

II
L’uccello con la testa di pantera e cigno
Aryballos, decorazione zoomorfa sulla Triquetra
Dai rombi alternata e i triangoli rosso bruno,
I quattro petali in rosso violaceo
Intervallati da quattro foglie bruno verde
E l’orlo sospeso dalla coppia di capretti
Pascenti con la testa mollemente piegata.

III
Dalle pietre squadrate a formare un corpo,
Il mio corpo muscolosamente sofferto,
Il corpo violato e flagellato,
Sulle mie spalle possenti e vigorose
Il peso del mondo, il sacrificio umano
Per piacere, piacere agli Dei.
Un’inondazione monda le barbarie
E forte sgorga dal petto l’esplosione
E lontano scruto l’orizzonte dell’uomo
Con le mie nerborute braccia e i gomiti
Sollevati a reggere i destini dell’uomo
E della donna supina ed ammiccante.

IV
L’amore ti sacrificò terrena
Violento, devastante, in un gioco
Di sogno e follia
Per il tuo soffio, per il tuo anelito
Per i tuoi baci, per le tue lacrime di pioggia…

V
Concordia, il patto del nostro sacrificio
Per i tuoi occhi nelle catacombe greche,
Dorico il profumo negli ulivi gravidi
E il muschio che sfiora la dura
Zolla e cresce il biancospino livido
Dal sole quando la cenere fluttua nell’aria
E s’eclissa profonda nell’Anima Mundi,
Il simbolo dell’umana imperfezione
Ad abbracciare torri di cielo, ancora
Nel solstizio di mezzanotte,
Angolo contrazione, semplicità rude.
Le Metope, guardiane del sigillo
Vigilano sulla porta della tua simmetria.

VI
Io Telamone schiacciato ma indomito
Il volto sfidante : je suis un roseau pensant,
L’equilibrio dello Spirito di geometria
E lo Spirito di finezza, le celle del cuore.
Nella conca di palme alla foce del fiume
Akragas nuota lasciva l’antropomorfa
Sirena dall’animo da pantera
In un movimento senza tempo.
(In una giornata di sole con gli Inglesi alla valle dei Templi. Agrigento, 29.04.2000 )

Telamone ha osato posare i suoi occhi su Concordia e per questo viene condannato dagli Dei a reggere per l’eternità le colonne del tempio dedicato a Giove. La tragedia viene rivissuta dallo sguardo di Telamone sui vasi e sulle decorazioni dove ci sono raffigurati i capretti ( dal greco ‘tragedia’ significa letteralmente “canto dei capri”). In questo suo sacrificio viene rappresentato il sacrificio dell’uomo che alla presa di coscienza di essere pensante, della profondità del suo pensiero e della sua dignità ( Pascal in ‘Penseés’), acquista il significato del suo destino e del suo ruolo nel mondo (Jean Paul Sartre in ‘L’existentialisme est un humanisme’). Ogni suo atto connota e qualifica la sua vita sebbene apparentemente senza senso: bisogna immaginare Telamone felice. Gli occhi di Telamone sono di sale perché il caldo e la siccità hanno asciugato le sue lacrime, il sale rappresenta il dolore, la sofferenza, ma simboleggia anche la forza , il valore e la conoscenza: la moglie di Lot , dopo la distruzione di Sodoma e Gomorra dallo zolfo e dal fuoco, non resistette, guardò indietro e diventò di sale (Genesi 19.26). Alla fine Telamone indugia ancora una volta sui vasi decorati dove le raffigurazioni graffico-pittoriche esprimono l’eternità del tempo attraverso l’arte. Per Yeats, l’arte è il solo modo di conversare con l’eternità lasciato all’uomo. Egli carica di responsabilità la sua conversazione, la trasforma in mito, ricerca di conoscenza. E così lo è pure il monologo interiore di Telamone nei versi poetici dove la poesia è rivelazione, trasfigurazione della vita, azione. Nell’anima dell’uomo, (Yeats in Anima Mundi) confluisce l’Anima del Mondo, la memoria della materia, delle stirpi che l’immaginazione fa rinascere con la magia dell’arte.


BIRDY

I
Birdy, uomo uccello
voleva ma non poteva
volare.
Perdersi nel cielo
conquistare nella memoria
quando assente si finge.
La pazzia luogo della finzione
illusione, fuga dalla realtà.
La pioggia, l’erba umida
il grido, l’esplosione
di pianto e rabbia.
Apaticità di inganni
prigione e sputi
salvo l’amicizia
senza frontiere.
Le ali della libertà?
farfalle, penne sgargianti
fosforescenti nella buia
notte oscura
beccheggiare, amoreggiare,
il frullare d’ali leggero.

II
L’amicizia costruita
su un sorriso abbozzato
appena tracciato,
non è pura contrazione
è scambio di complicità
nel redimere l’impulso
violento,
l’orgoglio ostentato.
La luna, spicchio di formaggio
affonda nel mattino terso
la libertà del supremo anelito
volare nell’impossibile sconfinato
nemmeno la sillaba spegne
l’inestinguibile fuoco,
la parola muta
il vestito da piccione
o da buffone?
l’osso di seppia
la gabbia e l’inferriata,
sconfitto nell’indifferenza
il corpo accovacciato
nella luce lunare sulla ringhiera
accanto al trillo solitario.

III
Ora non sogno più,
volo con le sue ali
magia della nascita
della natura
simbiosi
catarsi
sogno e realtà,
tutto possibile
morire, rinascere
uccello
essenza pura, si libra
in volo
nello spazio lontano
veloce come luce
l’infinito si propaga
tra strade, gente, macchine,
nubi, cielo, grida, voci,
turbinio e ancora aria
volare come uccello
volare dentro il cervello.

IV
Colpa dell’abbandono
evasione della realtà
osare provare
l’insondabile
nel vetro si frantumano
la vita muro trasparente e
le stesse laceranti esperienze
di vite fabbricate, false
ipocrite, vacillanti.
La parola d’incanto
si apre
fugge dai limiti angusti
la pazzia ha osato sfidare
la banalità e la quotidianità
scommessa della mente.
Fantastica nell’oblio
lontano bagliore.

V
Birdy vola con finte ali
sfida il non senso,
l’insostenibile pesantezza
dell’essere.


APOKALYPSIS

Heavenly God! Cried Stephan’s soul, in an outburst of profane joy
A PORTRAIT OF THE ARTIST AS A YOUNG MAN, James Joyce

I
Poderose bestie selvagge
occhi di fuoco e grano oro
corna ebano a sfidare
la violenza dei sensi.

II
Ed era inizio, Alfa
disordine, caos informe
pose equilibrio ogni dove
con voce tuonante e possente.

III
E fu la fine, Omega
su languide note struggenti
si adagiò lentamente
malinconico crepuscolo
pigro, inerte, stagnante.

IV
Lo spirito immondo
bestia informe, letale
di energia si nutre
nel profondo sotterraneo.
Lo spirito immondo
su sacri portali blasfemo.

V
L’acqua santa benedetta,
l’organo puntellato
custodito da statue immobili
senza fiato ed emozione.
Il cielo a stelle del tetto
di indaco ricamato.

VI
E il grido si levò tuonando
possente schiere di angeli
e sparo di uccelli.
La ‘A’ porta della nascita
del cuore e della sapienza,
della mente scoperta a scoppio.

VII
La forza creatrice si fé umano
e bestia.
Il pesce e l’uccello emblemi
di vita ,
il cavallo-cane a sette teste
ruggisce bestia immonda
di pasto umano ingorda
si nutre, la donna rossa
con il sacro calice lo domina
cavalcando con il braccio
levato al cielo.

VIII
Gli Apocalittici, l’estroso
cerchio dove ogni inizio
o fine è il suo ricominciamento.
Bestie speculari all’uomo.
Divino e profano.

IX
Ancora Omega, il doppio
inganno di inizio e fine
alimentatore di memorie
scavate nel fondo di papiri
sul Nilo e del deserto.
Le linee distratte di verdi
macchie ovali di ulivo secolare.

XI
L’occhio acceso esterefatto
a raggi di sole si irradia
scomparendo su un corpo
di donna trafitto.
La sirena sensuale ammaliante,
il centauro squadrato,
le scritte murali incrociate.

XII
L’uomo Sole rincorre
donna Luna ritrosa
notte e giorno
inizio e fine speculari
e complementari
consumandosi ed alimentandosi
all’infinito.

XIII
Arrivarono mugghiando
saliva alla bocca, scatenati
i quattro arrabbiati
sigilli dell’Apocalisse
decisi a mettere freno, pace
o violenza?

XIV
Il Bianco si pose per pace e
speranza,
lo contraddì il Rosso con il sangue,
il Nero, equilibrio o trasformazione
il Verdastro Morte, Inferno e Peste
tutto in lotta e in discussione
oggi senso ed armonia
domani caos e pazzia.

XV
L’aquila vigile, acuta, osserva
la trasformazione degli elementi
di lato, distante pronta a colpire:
guai, guai, guai!
La sfinge solitaria, enigma della vita,
statuaria metà uomo, metà bestia
implacabile nel verdetto.

XVI
La freccia trafigge il cuore
e il ventre di femmina
squarciando mari di sangue
L’attenta fiera, il fugace millennio
l’immonda bestia
attende paziente l’umano errore.

XVII
La forza bestiale
spinta propulsiva alla vita
il viaggio esplorazione
rottura di acque ed imene.
Il primordiale scatto,
chi mosse la mano
per primo?

XVIII
Nella chiesa tra affreschi
e suoni di organo
il pavimento a rombi lastricato
volte ed altari fioriti
vecchie osse tumulate.
Il putto con leggiadre ali
trasformato in un cono di sale.