Anima Nuda

Anima Nuda
Palermo, Ila Palma, 1997

Dalla trascrizione di un commento del prof. Capuzzo, in occasione della presentazione del volume
... ho avuto la sensazione come di una scoperta di alcuni nuclei quasi di carattere narrativo. Come di chi ha voglia di confessarsi affidandosi al linguaggio dei versi cioe' di questa struttura dalle molteplici valenze espressive. Al fondo cosa c'e'? C'e' la memoria che costruisce proprio il sottofondo, il tempo nascosto, cioe' uno dei fulcri tematici della poesia della Maffey. Ecco allora profilarsi l'essere, la donna che e' dietro e dentro la poetessa, la donna con tutto il peso dei disagi e delle asperita' della vita di ogni giorno, con il viluppo delle memorie addolorate, dei patimenti sofferti dalla sensibilita' di una donna. E allora e' come un suono dolente, umbrato, talora appena una venatura silente, tiepida, che si insinua nel tessuto del suo canto, e lo fascia con un'ombra quasi di crepuscolo; ma non e' una poesia crepuscolare. Si affida, in effetti la poetessa, alla prostrazione dei suoi sentimenti, sempre, come dicevo, sul filo della memoria. La memoria, quindi, e' l'elemento primigenio, direi costante, delle sue figurazioni liriche. Ed e' una memoria riscattata, proprio dal rigore della valutazione della diretta quotidianita', e quindi viene trasposta, portata spesso in immagini ...
Cosa fa la poetessa? Esplora, vuole cioe' riportare alla luce le suggestioni piu' suggestive della sua esistenza, le sensazioni piu' rare, direi quasi inafferrabili della vita, con i tremori, i turbamenti, le inquietudini di un'esistenza estremamente votata al sogno o all'abbandono dal reale, quasi ad innalzare il proprio spazio vitale a seguire una sorta di fedele trascrizione, quello che lei dice testualmente: il nascere di un'emozione, di un sentimento, "reale ai sensi, ma non per l'intelletto", tutto sul traliccio di un ricordo "con vaga e nascosta mestizia" (da Marta Wright, n.d.r.). Ed e' un tuffo di emozioni, un incanto, come un momento ricco di fermento, in cui i particolari momenti della propria esistenza, in una scansione aspra, quasi contraddittoria, dovesse emergere dallo spirito, che vorrebbe e potrebbe "abbandonare alla pace dei sensi" (sono parole sue), oppure ai silenzi profondi dello spirito, la dove veramente lo spirito resta solo con se stesso. Quello per la poetessa e' il momento in cui i sensi hanno quasi un fremito, un palpitare, in un flusso e riflusso, dice lei, che sembrano scontrarsi nella velocita', sono sempre parole sue, e nella luce dello spasimo. E allora, in fondo, non e' che l'emergere di un sentimento fondamentale di un sentimento fondamentale nella vita dell'uomo: l'amore, la grande incognita, la cui presenza umbratile e costante viene fuori con un suo preciso connotato morfologico, con un suo segno ineludibile, con una sua necessita' e condizione dell'esistere, proprio ad arricchire quello che e' il passato interiore, quasi con un epicentro, in una sorta di storia del sentimento, che viene su questione che salgono dal sentimento stesso.
E allora cosa viene fuori dal libro, dalla sua lettura critica? Una specie di diario, diario di annotazioni, spesso le annotazioni sono paludose, ora sono evanescenti, proprio come tipico dello scandagliare del subconscio di una vita gia' di per se' poetica. Poetica quando si ama, quando il cuore e' in preda all'amore e' come scrivere una poesia. Annotazioni che riconquistano sul piano della coscienza lirica i brividi piu' ardui, piu' difficilmente captabili. E' l'amore. L'amore si fa veramente "grido". Dice la poetessa, "grido che in attimo giocoso puo' sgorgare in lacrime di passione" (da Grido d'amore, n.d.r.). Oppure, non si ha il coraggio, la forza di "osare, di gridare" (sono parole, sempre citazioni che faccio della poetessa), l'amore quando la poetessa cinge il capo di lui, del suo uomo, con baci silenziosi e quasi puliti, simili al giovinetto tremante. E in questa parte del libro l'amore e' come scandagliato, diventa una specie di confessione e di meditazione dell'amore, un itinerario tutto rivolto verso la chiara nudita' della luce, perche' nella determinazione del sentimento la realta' si trasforma in immagini, la parola acquista dei contorni convincenti, e allora i nuclei poetici si aprono in un discorso che nasce dall'interno, dal cuore e dalla sensibilita' della poetessa. E allora, lo vedete, e' come se scivolasse. Ascoltate l'espressione: "nel sonno e nel tepore di un amore mai sopito" (da L'incanto, n.d.r.). Per cui dice, "non rompere questo incanto, questa magica atmosfera che ci spera nella sfera, nel risveglio ritrovato pieno di forza e di consensi". Allora che cos'era? Era una serie di impulsi, di sensazioni, di stimoli, di suggerimenti, di lusinghe, di angosce, di perplessita', era una specie di metafora dell'essere che percorre fino in fondo un'avventura. L'avventura forse piu' esaltante, affidata alla scrittura di un verso. Ma, come dicevo poco fa, alla radice c'e' anche lo scandagliare del subconscio, di una vita gia' di per se' poetica, allo scopo di riconquistare, sul piano di quella che e' la coscienza lirica i brividi piu' intimi, piu' difficilmente captabili, le sensazioni piu' interiori, perche' la poetessa avverte uno stato somigliante a quello dell'angoscia, specie quando resta sola con se stessa. Dice testualmente la Maffey: "Rimasta sola con se stessa, la piu' grande e comune mortale, sola con i fantasmi del passato, quasi ad avvertire che cosa, nel flusso della affabulosa avventura dell'anima - sembra un flashback della memoria - momenti di struggente malinconia, di ricordi del passato, di ripiegamenti interiori, di quelli che sono queste traslucide stagioni remote.
Quindi e' la memoria che, nel tracciare un suo itinerario, un suo percorso, viene a giocare un suo ruolo di elemento, come dire, catalizzatore, cioe' capace di convogliare questi ricordi, queste situazioni sempre vive, dentro un'orbita di una tagliente crisi espressiva che oscilla quindi fa l'elegia e il rimpianto.
La poetessa vorrebbe scandagliare, come dicevo, il suo subconscio, quasi a tracciarne il senso della sua esistenza, una sorta di bilancio ideale del suo vivere, e lo dice in una lirica che ha per titolo "Il senso dell'esistenza"...
Ma la poetessa va oltre detto sentimento di insoddisfazione del vivere ... sempre tesa ad alimentare i suoi pensieri piu' segreti, perche' di tanto in tanto, in questa sorta di introspezione, questa sorta di lettura del suo subconscio affidata ai versi, scrive finalmente una ultima lettera, in cui l'amore viene tracciato, nelle sequenze quasi di una narrazione. E cio' perche'? Perche' c'e' la stessa disinvoltura di una confessione, e allora sembra realizzare il dominio del suo spirito e parla dei suoi eventi, dei suoi movimenti, delle sue stagioni dell'anima. Quali sono queste stagioni dell'anima? Tra queste stagioni, la piu' prodigiosa, la piu' prestigiosa e' senz'altro l'amore. L'amore perche' e' quella in cui c'e' una sorta di verifica interiore. Con l'amore, una volta bruciate tutte le scorie dell'esistere, si rimane spesso estranei, si ha ma si rimane soli con se stessi, a misurare lo spessore dell'amore stesso, di questo interno segreto valore nella pienezza esclusiva e nella attesa fioritura della stagione sempre nuova che l'amore fa nascere. E la stessa poetessa lo dice: "avverto i battiti del cuore / aumentano forte, stanno per aprirmi il petto e la testa mi gira come una trottola / mi fermo all'improvviso / scivolano i miei pensieri come petali / tu come un'ape succhi il mio nettare / la linfa che ti offro / il miele del nostro amore consumato". Quindi ancora una volta interviene la memoria, a ricordare che cosa? Indietro riporta le immagini del passato: "vola via il tempo con il vento, lasciandomi sola, con la mente vago a ritroso". E' questo il percorso compiuto dalla poetessa. E guardate che il libro ha una sorta discansione tematica. Infatti, ci sono quattro sottotitoli, che risiedono a raggruppare le liriche che recano questi titoli: AMORE, PSICHE, CRONOS (del tempo) e DE PROFUNDIS (la conclusione dell'esistenza) quasi a sottolineare che vi sono dei motivi attorno a cui si condensa quello che e' il respiro, la sua poesia, il suo canto cosi' agilmente modulato, con il suo respiro musicale, quella che e' la grande voce del cuore. Prima di concludere, vorrei comunque dedicare qualche minuto alla lettura di qualche lirica ... particolarmente interessanti: Immersa in questa solitudine, Ultima lettera (lettura)

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