Prefazione

di Rita Cedrini

 

L'amore è nato con l'uomo.

Da quanti millenni l'essere umano vive l'amore, gioisce d'amore, soffre d'amore, tutta la vita fino alla vecchiaia allorchè ogni cosa si fa ricordo che accompagna notti insonni oggi per l'età, ieri per il sentimento vissuto con entusiasmo e la paura, con la forza e la fragilità, con la dedizione assoluta della gioventù.

Quanti poeti hanno cantato l'amore, scritto, esaltato gli slanci dell'innamoramento e la profonda prostrazione della delusione e dell'abbandono. Fiumi di parole. Eppure, nonostante il trascorrere dei millenni i poeti continuano a trovare espressioni, modi sempre nuovi e mirabilmente diversi per esternare il sentimento ancestrale. Parole che si plasmano a essere racchiuse in un verso, in un dettaglio, in una sillaba, parole ora melodiose come l'incanto dell'amore, ora languide come il rifugio del ricordo, ora disperate come la crudezza dell'abbandono. Come i picchi della passione che saggiano le altezze del cielo.

Nel buio della notte pulsa
La tua vita nella mia
In un mare di tenerezza
E la profondità degli abissi
E udrò lo schianto della mia ombra
Nell'arena di miele che tace

Così nei versi di Evelina Maffey che richiama alla memoria il pathos di chi ha vissuto la propria storia lontano da noi: nel cantare l'amore profondo e tormentato di Tiberio e della sua ninfa la poetessa lascia che le parole si facciano onde tumultuose che si adagiano sulla riva dopo aver attraversato mari in tempesta. L'abbandono dei due innamorati al sentimento è reso dall'incalzante dialogo che trasforma in monologo, ora dolce ora disperato, per l'incupirsi della gelosia del crudele amante che avvia l'epilogo finale.

La Maffey sa tradurre nel ritmo del verso, imbevuto di atmosfere tra il mito e la storia, le esaltanti emozioni dei sentimenti vissuti dell'innamoramento all'esplosione della passione.

La grotta che accoglie i due amanti è simbolico rimando che avvolge, protegge, conforta e accoglie, nella fatalità dell'oblio della ragione, il dissolversi delle fattezze desiderate. La grotta tana, rifugio dove amore e morte si elidono per fondersi.

La scansione temporale, imbevuta di colti retaggi, si dissolve fino a fondere sogno e realtà. Le parole si piegano come spighe di grano al volubile gioco che l'amore guida, per questo forte, volitivo e crudele.

C'è nella Evelina Maffey un'introspezione che tradisce attimi in cui i sentimenti dei protagonisti migrano per segnalare sofferenze vissute.

Attimi rapsodici dove la gioia e il dolore si adagiano su versi che lasciano trapelare debiti stilistici mutuati da letture attente e profonde di protagonisti indiscussi del nostro novecento:

sarà la primavera ma avrà ancora
i tuoi occhi

Un poema poetico quello della Maffey impegnato e impegnativo e proprio per questo da assaporare, verso dopo verso, per scorgere la sapiente capacità di fare delle parole, attimi irripetibili di liriche emozioni.

Attimi dove ogni realtà si dilegua per lasciar vivere i personaggi e le loro passioni nell'empatia del nostro umano vivere, nell'eterno monologo canto d'amore che il cuore umano non smette mai di cantare.

 

                                                                           Rita Cedrini