CANTO DI COLAPESCE

Selezione dei versi

 

PROEMIO : CANTA O FORMICA

 

Canta o Formica, la storia di Nicola,  tu che sei tesoro della sua memoria e delle sue battaglie e coniughi tutte le informazioni locali intrecciandole  con le tracce delle altre formiche nella colonia.

Tu che comunichi con le altre formiche tue simili e condividi le soluzioni, l'adattamento e la dinamicità secolare, la leggenda di quell’uomo che fuallattato con il latte del delfino e che viaggiava nel mare di Sicilia cavalcando un tonno, colui chevenne chiamato mezzo uomo e mezzo pesce.

Tu che leggi, scrivi scie di feromoni, che lasci gocce di informazioni  sulle tue tracce, deposita la tua valutazione nell’isola, nodo geografico dove approdò il valoroso Colapesce

Dona alle altre formiche nella scia di percorso, evaporazione di scie, azione dei folletti, amanti impossibili, sogni da realizzare nell'algoritmo dell’audace esplorazione di nuove regioni mediterranee dove sbarcarono tanti clandestini e profughi di guerra.

Tu che  indaghi il grafo e trovi la soluzione esplorando, mentre depositi feromoni seguendo un percorso all’inverso di aggiornamento nel nodo di destinazione di piccoli e minuti passi, narra la sua caduta, la sua lotta e la sua gloria.

Cantami o formica nella tua memoria l’euristica della ottimizzazione   l’amore, il viaggio e il fato di Colapesce e di tanti altri ancora incominciando dal principiamento.

 

 

RAGAZZO DI STRADA

 

Epifania

 

Un ragazzo appare sul bordo della carreggiata

Un faro, un bagliore illumina i suoi pensieri

Lo zaino sgangherato sulle spalle

Il guard rail ebony grey sulla costa di Lumia

Che traccia un sentiero rettilineo

Le luci intermittenti dei barconi

Risucchiate dai buchi neri del notturno

Le voci che si perdono nella voragine

Catturate nel fascio degli abbaglianti.

 

Rivelazione

 

Come una lucciola fosforescente al vento

Sei schizzato dietro alle mie spalle

Nell’oscurità dei miei ricordi

In uno squarcio della notte di gennaio

Inghiottito nel nulla, nell’indifferenza

Nella via delle arance e delle zagare in fiore

Mentre io correvo veloce sull’asfalto

Verso una meta, verso un senza fine.

 

 

Annunciazione.

 

Due strade, due parallele

Due versi alternativi

Due mondi speculari.

 

Visione

 

Ragazzo di strada dai capelli giallo di marte

Tu che hai davanti un sogno

Non ti perdere per strada.

 

Sogno.

 

Solo chi è capace di sognare

Sa che i sogni si possono avverare.

 

Profeta.

 

Tu, ragazzo di strada

Continui a camminare

In solitudine

Come un re Magio verso stelle di bragia.

 

 

Viaggio.

 

Allora

prendimi

per mano

conducimi

nell’oltretomba

confine irrisorio

dei vivi e dei morti

 e fammi risalire.

 

 

Tra i 4 elementi.

 

Tu

che ti sei perso

                         ne l ’aria

                                        la terra

                                                     il fuoco

 

                                                     e l’acqua.

 

 

Purificazione

 

Tu

che hai attraversato lo specchio

per guardare dal di dentro il di fuori.

 

 

Resurrezione.

 

Tu

che hai ritrovato il tuo corpo

disperso in tanti pezzi.

ricomposto in una bara di tamerice

risorgi come Osiride nella valle del Nilo.

 

 

Chiamata.

 

Amore mio, prendimi per mano

                               e volgimi.

Verso dove?

                   Dove

                            sorge

                                      Sirio.

 

 

LA CANZONE DEL SOLE ( A Torre Salsa)

 

Sulla spiaggia di sabbia bianca di Torre Salsa

Dove le falesie di gesso si alternano a strati di argilla

Si librano in volo la garzetta e la spatola, volano

I gabbiani corallini,  gorgheggia l’usignolo di fiume

Volteggia leggiadro il monarca africano indisturbato

E la sfinge dell’euforbia sulle morbide dune, sulle palme

Nane opulenti e sui gigli di mare sfacciati ed altezzosi.

Nel frastagliato tavolato roccioso dove pesci gialli

Sgusciano e giocano a nascondino tra alghe verdi

E rossi granchi impauriti camminano a zig zag

E gamberetti trasparenti rosa chiaro filano storie

Esploro la costa sul dorso di una tartaruga gigante

Rapito in lontananza da una foresta fossile di mondi

Perduti nell’eco di un pianeta inquinato e corrotto

Che respira attraverso il polmone della sua storia.

 

La strada del ritorno.  Chiave di volta. La terra natia.

Alghe, ricci, meduse, spugne, uova di pesce, plancton.

 

Oh Tartaruga che nidifichi piangendo sale e riprendi

Faticosamente la strada verso il mare.

Tu che seppellisci nella sabbia le piccole uova

Che si schiuderanno al tarde del giorno

Oh Tartaruga ricorda all’uomo la canzone del Sole.

 

 

LA VENERE NERA A LAMPEDUSA, ALL’ISOLA DEI CONIGLI

 

Ultimo lembo dell’Africa

Vicino le isole Pelagie

Tra le coste tunisine e siciliane

Dove si tuffa l’Europa

Al 35° parallelo della terra

Nel blu profondo del mare

Una pancia, una rete lunga

Scialle di donna a maglia nera

Impiglia corpi, scarpe, bottiglie di plastica

Tessere, bambole dai capelli lunghi, pettini.

Al largo dell’isola di Lampedusa

Bocche mute, mani intrecciate in cerca

Disperata di aiuto e di soccorso.

Con l’angoscia di braccia alzate e protese

Verso l’alto affiora  una scritta nera in arabo

Ondeggiante“Allah è grande”, grande è il Mediterraneo

In lontananza un barcone pieno di sagome brulicanti.

 

Come sardine pressate in scatole di latta

Ventun giorni e ventun notti di desolazione

Sotto l’occhio e la mezza luna della Dea Madre

Yemaya i cui figli sono i pesci e gli oceani

Abbiamo attraversato l’isola dei Ciclopi

Abbiamo bevuto l’urina e l’acqua del mare.

 

 Timnit T. dorme sotto i corpi sepolta viva.

 

 

Che ne sarà di noi, della nostra integrità?

Che ne sarà delle nostre sicurezze?

Che ne sarà di quello che crediamo sicuro?

Che ne sarà di noi di quello che crediamo vero?

Quando ciò sfuma in un volto di donna africana

Che allatta il suo piccolo con i capezzoli rosa

Spumeggianti di latte bianco, bimbo frutto

Di violenze negli accampamenti dei profughi.

 

 

Ho avuto paura dello sguardo della tua fierezza

Ho provato l’indecenza della mia tossicità

Ho vomitato la sporcizia del consumismo

Mi sono vergognato della sicurezza del mio egoismo

Nell’espressione della tua bellezza, Venere nera

Nella tua bocca dai denti d’avorio dove un tuo grazzia

Ha sciolto i miei dubbi, le mie incertezze

Nella cifra delle tue labbra rosse vermiglio

Dove si incontrano culture, speranze, attese

Di un futuro diverso e forse migliore.

 

 

Alla spiaggia dei Conigli dove s’accoppiano la tartaruga

Caretta caretta e la lucertola Psammodromus Algirus

Fino a risalire alle falesie a picco sul mare dove

Nidificano il Falco della regina, il Falco pellegrino

Il raro Marangone dal ciuffo e  il Gabbiano reale

Un uomo e una donna camminano mano nella mano

In una moltitudine di coriandoli di pesci pappagallo

E pesci balestra, aragoste, cernie, dentici, saraghi

Orate, sgombri, spugne e rose di mare pregiate

Nel turchese che si arena in una spiaggia di sabbia fina

Le emozioni prendono corpo ed i corpi trasfigurano emozioni.

 

Con le mie dita di squame ho raccolto il tuo cuore

E l’ho stretto a quello mio.

Con le mie pinne ho trasportato la tua vita nella mia.

Ora puoi viaggiare insieme a Colapesce.

 

Tutto il resto mi galleggia attorno.

Un mondo inutile, vacuo  ed assurdo.

 

Le surrealisme c’est moi!

 

ÈXODOS

 

Oh Telamone resta con me

Non mi lasciare  sola in quest’isola

È troppo presto, questa tua dipartita

Un soffio, un sospiro, un silenzio

L’addormentarsi di un’anima

Nel fondale dove giaci immobile ibernato

A sostenere la colonna crepata di Trinacria.

Risali con me dal  fondo del sudario degli abissi

Non tremare ma attraversa questo flutto

Che ti stravolge con gli occhi pieni di sale

E che bruciano rossi à la recherche du temps

                                                               perdu.

Lascia dietro il boato del magma che ribolle

L'odore dello zolfo al centro della terra

Il fuoco che serpeggia nella lava incandescente

Nella fucina di Efesto indiavolato

E con i lapilli fumanti riscalda

Il tuo cuore lacerato e diviso. Orbene!

Accompagnami in questa straziata valle

Dove un grido di solidarietà squarcia

Cieli intramontabili di un afflato spontaneo.

 

La Sicilia sussunta in un’ostia d’oro al cielo sospesa

Pregna di solidarietà umana, speranza, fede e carità.

 

Nella mia testa  il ritmo delle onde singhiozza:

Che cosa sei e dove andrai?

 

 

                          Quien sabe?

 

Un grumo di carne e di sangue rivestito di valori

Sfarfalla alla libertà

Nel profondo di Amore e Psiche

Colapesce nuota bioluminescente

Verso il mare delle stelle e dell’eternità.